Occupazione dell’asilo

Posted on 27 Mar 2012 in Vivere in armonia col mondo | 1 comment

Qualche giorno fa il pulmino giallo fiammante dell’asilo mi ha scaricato davanti a casa una piccola attivista.
Varcata la soglia, col petto in fuori e spogliandosi il grembiulino, ha sentenziato:
“Vero che è troppo bello stare all’asilo? Io ci voglio stare anche a dormire stanotte.”
La frase mi ha talmente colpita che devo aver assunto un’espressione ebete.
“Ah! Questa mattina non mi sembrava avessi molta voglia di andarci, cosa ti ha fatto cambiare idea?”
Nessuna risposta.
Riformulo: “Ti devi essere divertita parecchio: cos’avete fatto di bello?”
Niente da fare, è già nel suo mondo.

Per chi è in cerca di ispirazione artistica, il fatto di avere un bambino in casa è di grande aiuto. Non passa giorno che questi adorabili nanetti non riescano a snocciolarti con semplicità lucide perle di saggezza: M. ha solo quattro anni ma ha già alle spalle aforismi degni di un grande pensatore.

Da mamma organizzata quale sono (leggi: adulta e quindi razionalmente programmata) sistemo il giubbetto, porto il grembiule nella cesta dei panni sporchi e la raggiungo in cameretta.
Si sta già spogliando (si mette sempre comoda appena arrivata dalla scuola materna).
“Ok… cosa vuoi mettere, i pantaloni della tuta oppure i fuseaux?” mentre lo dico immagino la risposta quindi sul letto deposito “un paio di fuseaux e le calze antiscivolo… poi ricordati di lavarti le mani prima di venire a fare merenda.”
Nessun cenno, come non aver parlato.

Pensando di incentivare la sua autonomia non la aspetto in bagno per la pulizia di rito, ma raggiungo addirittura la cucina, per allestire una merenda.
Passano dieci minuti.
“Com’è lenta!” penso sbuffando.
Nella mia testa inizia il conto alla rovescia: “Ho pazienza ancora per 10, 9, 8, 7, …”

Prima che i secondi si azzerino eccola spuntare sulla soglia della zona notte.
Zaino in spalla e karaoke in mano.
Nuovamente quell’espressione ebete sul mio viso.

“… ma… e le calze antiscivolo?”
“Sono nello zaino.”
“Dove vai con lo zaino?”
“All’asilo. Mamma, te l’ho detto prima, ma non mi ascolti??”
“Mmm… sì certo… e la merenda? Hai lavato le mani?”
“La merenda la metto nello zaino e le mani le lavo all’asilo prima di mangiarla.”
“Ma sei sicura, perché ti sei messa in testa di tornare adesso all’asilo?
“Mamma stai tranquilla, guarda che non sono da sola, vengono anche A. e V. (R. non B.). Oggi abbiamo fatto un paciugo in classe, se non ci andiamo come fa la maestra da sola a pulire tutto per domani?”
“… ma non credo che i bimbi possano fermarsi all’asilo a dormire, e poi con la cena come fate? E poi allora dovresti prenderti anche il pigiama, lo spazzolino da denti….”

Sul suo volto un’espressione sconcertata.
“Mamma, ma cos’hai capito, mica ci voglio andare davvero all’asilo!”
“… ah… no?”
Mi studia con quei suoi occhietti furbi. Sembra pensare una cosa del tipo machettelodicoaffare…

“Allora sei pronta?” mi incalza.
Non ho più il coraggio di proferir parola: sembra intenzionata ad andare in giardino, quindi la raggiungo alla porta.
“Hai preso la coperta?”
“… coperta?”
“Quella per fare il pic-nic!”
“Ah… sì adesso la prendo. Ma… vengo anche io all’asilo?”
“Certo, tu sei la maestra!”

Ok. Tutto chiaro. Ho capito!
“Ah ma stiamo facendo finta di andare all’asilo a dormire?!” il mio tono è in stile Eureka!

Un cenno di assenso.
Nei suoi occhi la delusione per il fatto che io abbia avuto la necessità di palesare tutto.
Nel mio cuore un lancinante dispiacere: avrei decisamente potuto arrivarci prima.
E mi sono ritrovata a chiedermi: in quale momento della mia vita la razionalità ha spodestato completamente la fantasia?

Fuori in giardino, mentre contemporaneamente recitavo la parte della maestra, di V. R. e di A., con un tono morbido ed in un altruistico slancio di partecipe razionalità, poi mi ha detto: “Ma come potevo dormire all’asilo se là Jimmy non ci può venire?”

“Eh già”, ho pensato, “per fortuna che nelle scuole materne gli orsetti sono banditi dai quattro anni in su.”

I bambini sono esseri puri: sanno guardare al mondo senza quella malizia e quella sterile logica che, chissà in che luogo ed in quale tempo, ad un certo punto cerca di stabilirsi nell’animo di ogni persona. Sarebbe semplicistico consigliare ad un adulto di sforzarsi per riuscire a guardare il mondo con gli occhi di un bambino. Forse basterebbe, di fronte ad una domanda, darsi il tempo di trovare, dentro di sé, non la prima né la seconda risposta, ma la terza o la quarta e così via. Forse dieci minuti sono il tempo necessario ad ogni bambino per farsi vivo, anche dentro di noi.

Bambina che dorme col suo orsetto

   

One Comment

  1. 7-4-2012

    In quale momento della mia vita la razionalità ha spodestato completamente la fantasia?
    ..che bello invece che la creativita’ venga espressa tramite racconti, dipinti… pero’ la Fantasia e’ tutta un’altra cosa.. Anche io ne vorrei indietro un po’…

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