Elogio delle mamme imperfette

Posted on 11 Mag 2012 in Vivere in armonia col mondo | 4 comments

Il mese scorso sulla rivista Internazionale leggevo la risposta di Claudio Rossi Marcelli ad un lettore che desiderava avere consigli su come essere un buon genitore, ed in particolare su come evitare di ripetere gli errori dei propri.
La risposta non lascia spazio a libere interpretazioni.
Inizia con: “L’unico modo per non fare errori con i figli è non fare figli.”
E termina con: “Se i tuoi genitori non si sono macchiati di colpe indicibili, cerca di capire i motivi dei loro errori e di perdonarli. Altrimenti potresti finire per fare guai ancora più grossi.”

Riflettere su questo mi ha fatto pensare a quante volte nella vita ho preteso da me stessa la perfezione: in casa, nel lavoro, nelle relazioni interpersonali, nell’acconciatura.
Risultato: un’incontabile serie di quotidiane e snervanti seghe mentali.
Oltre ovviamente a capelli sempre fuori posto.

Sebbene intuissi che pretendere meno da me stessa mi avrebbe aiutato di certo a vivere meglio, non ho mai capito come gestire questa cosa a livello pratico: come accettare il fatto che è normale fare errori?

Poi, pochi anni fa, in una fresca serata di settembre è nata M.
E tutte le certezze che nella vita mi ero creata si sono irrimediabilmente dissolte come bolle di sapone.

Non c’è nulla da fare: per quanto una donna possa pensare di essere pronta all’arrivo di un figlio, in realtà prima della consegna del pacco non ha la men che minima idea della portata del cambiamento che sta per travolgerla.
Se la donna nullipara vive in un ecosistema terrestre non lontano dal mare, l’arrivo del marmocchio è un sisma con epicentro superficiale proprio sulla costa.
Terremoto + tsunami = nulla sarà mai più come prima.

A rafforzare il senso di disorientamento di una mamma che da sé stessa pretende di essere perfetta concorrono miriadi di critiche costruttive, i cosiddetti consigli non richiesti.

Consigli non richiesti

In quel settembre di pochi anni fa oltre che una figlia ho avuto una pacca sulla spalla dalla vita: “Vediamo come la impagli adesso, Miss Perfettina”.

La linea che demarca il confine tra un consiglio amorevole ed una critica costruttiva per una neomamma è veramente labile. Com’è labile il passaggio dal sorriso al pianto.
Chi consiglia non si accorge ma, pensando di sapere sempre cos’è meglio e molto spesso dando fiato alla bocca, rischia di rafforzare un senso di incapacità che subito dopo il parto pervade tutte le primipare: va a toccare parti che sono di carne viva, almeno fino allo svezzamento ed in molti casi anche oltre.
Non è quello che viene detto, non è messa in discussione la validità del consiglio: è la vera motivazione per la quale lo si dispensa, è il modo.

Diceva lo psicanalista Donald Winnicott:

E’ bene che la madri non sappiano quanto è importante quello che fanno.

rimarcando proprio sul concetto che è l’imbattibile istinto primordiale di una madre, non la sua parte razionale, a giocare un ruolo fondamentale quanto si tratta di fare la scelta migliore per la propria creatura.

Quando nasce un bimbo nasce anche una mamma: una squadra che, nella propria imperfezione, funziona perfettamente.
Chi assiste dovrebbe semplicemente smettere di parlare ed iniziare ad ascoltare, perché il rischio non sono noccioline, ma la depressione post partum: una dimensione di estrema solitudine in cui la donna inconsapevolmente si ritrova quando all’improvviso non riconosce più sé stessa e non trova una spalla in chi le gravita intorno.

Aiutare una donna che affronta una gravidanza, o che ha appena partorito, significa soprattutto aiutarla a riconoscere la sua istintiva conoscenza e le sue innate abilità di madre, senza mai dirle o farle capire che non è in grado di sostenere il suo ruolo.

Quest’ultima frase l’ho presa dall’articolo di Paola Bartolazzo pubblicato sulla rivista Un pediatra per Amico, nr 4/2011, pag. 8.

Con qualche anno in più e comunque a gran fatica, ho imparato ad accettare l’idea che potevo volermi bene anche con un po’ di perfezione in meno.
E’ una cosa che si può imparare anche senza figli? Ovviamente sì.
E’ una cosa che io avrei potuto imparare anche senza una figlia? Credo di no, come credo sia stato il destino a mandarmela: per un motivo, in un luogo e con un tempismo perfetti.

E poi, ma sì diciamocelo… alla fine la perfezione non esiste.
O forse esiste. Ma solo negli occhi di un bambino: una creatura che amerà la sua mamma imperfetta sempre e comunque, nonostante tutti i suoi difetti.

In linea generale, nella vita pretendere di essere perfetti ci porta più delusioni che successi. Non è necessario soffocare le proprie aspirazioni: sarebbe sufficiente darsi dei piccoli e dignitosi traguardi e puntare dritti a quelli, senza essere morbosamente attaccati al risultato e senza passare masochisticamente il tempo a giudicarsi.

Vi interessa l’argomento “mamma imperfetta”? Date un’occhiata anche a questo blog, l’ho scovato da poco e mi sembra molto carino! >> www.mammeimperfette.com

   

4 Comments

  1. 11-5-2012

    tvb <3. complimenti per il post!

    • 11-5-2012

      <3

  2. 11-5-2012

    sagge parole…

  3. 28-7-2014

    Tutto vero!

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