Deeper underground

Posted on 29 Feb 2012 in Vivere in armonia col mondo | 2 comments

Questa mattina non è stata una mattina come le altre: l’orchidea che tutti mi invidiano ha perso il suo primo fiore e la piccola si è svegliata in un letto bagnato. Non capitava dai tempi in cui dormiva col suo orsetto.

Ho rotto un vaso per semplice noncuranza di gesti ed allo stesso modo ho scelto il programma della lavatrice.

Ho avuto uno scambio di email con un’amica che un paio di anni fa ha troncato il rapporto in maniera brusca: ho sempre pensato che la cattiveria gratuita con la quale mi ha ferita fosse un modo di dirmi che per lei ero diventata “scomoda”. Invece il passato è tornato con motivazioni del tutto diverse e, a mio avviso, catalogabili tra la superbia e l’arroganza di chi sente intimamente di essere al di sopra degli altri: di chi, superficialmente, rinfaccia di avere problemi e bisogni di un’importanza elitaria.

Ma purtroppo la vita mi insegna che, quando con reiterato istinto il gatto ferisce il passerotto e lo lascia morente nel prato, non esiste giustizia morale e la vittoria è solo quella del più forte.
Inutili i tentativi di levigare la cicatrice: come due anni fa, questa mattina sono morta dentro.

Morire dentro e fermarsi a pensare. Un’altra volta.
Ma questa volta con l’intima convinzione che, se questo è stato il mio 29 febbraio… ebbene: così doveva essere.

Sono morta soprattutto perché questa notte è successo altro: è ripartita mia sorella.
Sta fisicamente volando dall’altra parte del mondo e ci starà per un tempo indefinito, probabilmente anni. 
Non posso dire che in passato siamo state molto legate… anzi, non ci siamo capite per la quasi totalità della vita da figlie.
In questi cinque mesi però qualcosa è cambiato.

Quando l’arrivederci con cui saluti una persona alla quale sei molto legato ha il sapore di un addio, vorresti che il mondo si fermasse: vorresti dilatare il tempo per far durare quell’abbraccio all’infinito.

Credo che oggi il mio destino voglia dirmi questo: una madre disaffettiva non è bastata per farmi credere che gli affetti che ho cercato al di fuori della famiglia fossero meglio, fossero di più.

Le lacrime che ho saputo arginare stanotte stanno traboccando ora copiosamente.

E’ il momento di riprendere il viaggio.
Oggi il destino è amico ed allo stesso tempo gravemente ironico: mi viene finalmente semplice quello che una volta avrei voluto spontaneamente desiderare.
Oggi riprendo a camminare, con passo ancora instabile ma con andatura costante.

29 febbraio: un giorno che nel calendario non esiste se non ogni quattro anni.
Come i quattro anni che ho aspettato per veder nascere la mia sorellina.

Nulla nella nostra vita è dato al caso: anche il dolore più lancinante ci viene inflitto per un motivo. Solo la consapevolezza di questo, mitigata dal tempo che passa, può rendercene atto. Tanto che spesso, col senno di poi, arriviamo a ringraziare di aver sofferto in modo così profondo: se servisse ad arrivare dove siamo ora, subito saremmo pronti a rivivere tutto il dolore una seconda volta.

Fiore di orchidea

   

2 Comments

  1. 3-5-2012

    noooooooooooooo lory la nostra orchidea perde i pezzi? grande blog!

    • 4-5-2012

      E' sfiorita nel giro di due giorni!! Rifiorirà presto, diamole tempo 🙂

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