Così è la vita

Posted on 5 Set 2012 in Vivere in armonia col mondo | 0 comments

Un sabato sera dello scorso inverno, nella trasmissione Che Tempo Che Fa su Rai3, Fazio intervistava Concita De Gregorio, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro: Così è la vita. Un libro sulla morte: un libro per imparare a dirsi addio.

De Gregorio è una giornalista che stimo molto e l’argomento, che la maggior parte di noi considera scomodo o addirittura scandaloso, ha sempre in qualche modo suscitato il mio interesse, la mia curiosità.

Perché da fatalista quale sono ho sempre creduto ciecamente al destino, ed al fatto che ogni cosa accade quando è giusto che accada. Ovvero: credo che ogni cosa accada perché, per il mondo, è la cosa migliore che può accadere in quel momento… tanto nel bene quanto nel male: sono fermamente convinta che sia solo questione di accettazione e di crescita personale.

Ma si fa presto a parlare.
Quando succede che questa cosa è la perdita di una persona cara… come la mettiamo?

Ho acquistato Così è la vita con grandi aspettative: nell’intervista da Fazio Concita lo introduce parlando dei bambini, e di quanto la loro comprensione della morte dipenda dal modo in cui noi adulti siamo in grado di gestire il momento.

Giovanni aveva dieci anni quando è morta la sua mamma. La sera prima lo hanno portato a dormire da una zia, quando è tornato a casa gli hanno detto che la mamma era partita per un viaggio molto lungo. Lui l’ha aspettata. Un giorno dopo l’altro, un mese dopo l’altro. All’inizio dell’estate suo padre e le zie gli hanno annunciato: da domani ci trasferiamo in campagna, e lì troverai una bellissima sorpresa.
«Ero felice, il giorno più felice della mia vita – mi racconta oggi che sono passati quarant’anni, gli occhi ancora pieni di emozione – ero sicuro, ma proprio certo, che la sorpresa fosse mia madre che era tornata e mi aspettava lì. Mi sono lavato, pettinato, profumato e vestito per lei. Sono partito in uno stato di agitazione che non riuscivo a controllare. Quando siamo arrivati, dopo molte ore, nella vecchia casa di campagna mio padre ancora prima di entrare mi ha accompagnato vicino al granaio, forse lei era lì dentro?, dietro un albero, forse lei era lì dietro?, poi mi ha detto chiudi gli occhi e quando li ho riaperti mi ha mostrato il regalo. Era una bicicletta.»

Parlare della morte oggi, nell’era dei mass media, è vietato: non si fa.
L’argomento è tabù, come lo era il sesso nello scorso secolo.
Ma, come scrive Concita citando Margaret Atwood,

non è che non parlare di sesso significhi non praticarlo, evidentemente.
Così come non parlare di morte non impedisce a tutti quanti, proprio a tutti, di morire.

Penso a tutte le volte che è successa una tragedia a qualche conoscente od amico: la perdita improvvisa di una persona cara è un avvenimento emotivamente devastante. Il dolore sgorga come un fiume in piena: ne siamo travolti tanto che soffocare la sofferenza per il lutto è, fortunatamente, molto difficile. Scrivo fortunatamente perché vivere in pieno le emozioni significa non somatizzarle: significa avere la possibilità di rialzarsi dopo la caduta.

Penso poi a tutte le volte che amici o conoscenti mi hanno parlato di un parente anziano, in gravi condizioni di salute o addirittura in una fase terminale. Quando la morte è prevista le persone si costruiscono una corazza: ne hanno tutto il tempo.
Allora tu li ascolti e, ammesso che ne parlino, ti chiedi perché ne parlano come se niente fosse, come se non ne soffrissero. E’ evidente che stanno negando a sé stessi la realtà, e che non puoi aiutarli: non te lo permettono.

Mi chiedo se il prepararmi su queste cose mi sarà di aiuto quando mi troverò a dover portare mia figlia al suo primo funerale. Mi rispondo rassicurandomi con un’altra frase del libro:

Siamo noi adulti, non i bambini, ad aver paura di trattare il tema della sofferenza e della morte. Siamo noi a non essere preparati, non loro.

Tutti muoiono prima o poi. E’ l’unica cosa certa che sappiamo dal momento in cui veniamo al mondo. Come è stato fatto con l’educazione sessuale, il Ministero dovrebbe inserire attività scolastiche adeguate all’argomento: Oggi mamma facciamo un’ora di educazione al trapasso…!!
Non suona benissimo ma forse i funerali occidentali avrebbero la chance di essere un po’ più gioiosi: in alcuni paesi, quelli in cui l’egoismo personale incide meno, addirittura si festeggia quando una persona passa a miglior vita!

Detto sinceramente… credo di aver avuto troppe aspettative nei confronti del libro, perché quando l’ho terminato la mia sete di conoscenza non era placata.
Lo sbaglio è mio: avrei voluto scavasse più nella dimensione psicologica di quei momenti, cosa che evidentemente non era nelle intenzioni dell’autrice.
Poco male: è ricchissimo di racconti di vita vissuta, a volte anche spassosi, e di suggerimenti su altre letture.

Comunque un buon punto di partenza per chi desidera approfondire l’argomento.

Ci sono cose peggiori della morte. Se hai passato una serata con un assicuratore, sai esattamente di cosa parlo.                                                                                             Woody Allen

   

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