7 consigli per migliorare le proprie relazioni

Posted on 26 Apr 2012 in Vivere in armonia col mondo | 1 comment

Hai trovato interessante l’articolo su come imparare a vivere relazioni serene?
Ti potrà quindi interessare avere qualche spunto per mettere in pratica quanto anticipato.

Ecco 7 suggerimenti per riuscirci!

 

1. Sono deciso a vedere le cose diversamente

Ciò che percepiamo con i nostri sensi fisici è una visione limitata della realtà, distorta dalla paura di rivivere esperienze negative del passato.
La paura è però irreale, è una costruzione della nostra mente: in quell’istante ed in quella situazione un’altra persona avrebbe sicuramente reagito in modo differente dal nostro.
Ciò che in realtà percepiamo è il nostro stato mentale proiettato all’esterno: quando siamo sereni infatti prendiamo tutto con più leggerezza e sperimentiamo serenità; al contrario, quando non stiamo bene rendiamo tutto più complicato.
Noi siamo ciò che crediamo. Ognuno di noi dispone di libero arbitrio: abbiamo la possibilità di scegliere ciò che percepiamo ed i sentimenti che proviamo.
Ho letto che per riuscire a modificare un atteggiamento del carattere bastano 21 giorni di pratica costante.

Quando percepisci che una situazione sta per renderti di cattivo umore prova a ribaltare la tua logica abituale. Prova a ripeterti: “Non sono un automa, sono libero di uscire dalla mia prigione mentale e di vedere le cose diversamente”.

 

2. Elimino parole negative dal mio vocabolario

Ci sono alcune parole che interferiscono con l’obiettivo che ci siamo posti, ovvero migliorare noi stessi per trovare la pace interiore. Sono termini che compaiono in seguito alle esperienze negative: ma, se solo, difficile, impossibile, non posso, proverò ed altre simili.
Prova ad eliminarle. Fa bene a te (per convincerti che riuscirai a fare quello in cui credi) ed alle tue relazioni (per rafforzare il senso di unione con l’altro).

Ogni parola che ti porta a categorizzare, misurare, giudicare, condannare te stesso o gli altri deve essere bandita dal tuo vocabolario.

 

3. Rieduco la mia mente

Lo scopo della rieducazione è quello di ottenere una totale armonia tra ciò che pensiamo, diciamo e facciamo. Per fare ciò è necessario convincersi che:

>> dare è ricevere

Se ci aspettiamo che gli altri soddisfino i nostri desideri rischiamo di rimanere delusi, in quanto le nostre aspettative sono raramente così semplici da poter essere soddisfatte a pieno. La delusione può essere vissuta come disappunto, frustrazione, rabbia o addirittura malattia.
Nei momenti in cui ci sentiamo interiormente vuoti, trovare qualcuno che ci dia amore non è proprio una soluzione: quello che può aiutare è piuttosto amare qualcuno senza aspettative.
Quando infatti diamo agli altri con sincerità (affetto, disponibilità, comprensione) ci arricchiamo e, contemporaneamente, ciò che diamo ci ritorna: cerchiamo di dare ciò che vorremmo fosse dato a noi.

>> non sono mai turbato per il motivo che penso

Le esperienze passate ci portano a pensare che il mondo esterno sia la causa e noi l’effetto. Prendiamo in considerazione la possibilità di ribaltare questo modo di pensare: i nostri pensieri sono la causa e ciò che vediamo è l’effetto.
A questo punto non ha più senso accusare gli altri delle sofferenze di cui noi abbiamo esperienza; e questo nemmeno se gli altri intendono veramente farci del male, perché quel male è solo una percezione: è uno specchio, non un fatto.
Prova ne è che, come già detto, quando la nostra mente è in pace anche il mondo e le persone ci appaiono pacifiche e nulla può scalfire la nostra serenità.

>> non sono la vittima del mondo che vedo

Per il nostro bene, scegliamo di percepire un mondo in cui tutti sono innocenti.
Possiamo guardare al passato scegliendo di ricordare come importanti solo le cose belle.
Non stiamo negando che siano successe cose brutte: stiamo semplicemente scegliendo di vedere nelle persone qualità piuttosto che debolezze. C’è un filo di sano egoismo in questo: imparare a perdonare sinceramente è l’unico modo per riuscire ad affrancarsi dal passato e smettere di star male per quanto già sofferto.

>> libero gli altri dal mio giudizio

Molte volte facciamo sforzi per correggere gli altri: anche se le chiamiamo “critiche costruttive”, non è come tali che vengono percepite, e la maggior parte delle volte a ragion veduta: spesso sono infatti modi per attaccarli, per dimostrare loro che sbagliano e che noi abbiamo ragione.
Se gli altri non cambiano nel modo in cui vogliamo è facile considerarli colpevoli: smettiamo di voler cambiare gli altri, ma accettiamoli come sono.
Allo stesso modo non riteniamoci in dovere di cambiare per gli altri, se la nostra vocina interiore ci dice che siamo già sulla strada giusta.

Prendi la penna e su un foglietto disegna tre colonne. Nella prima segna le cose di te (pensieri, atteggiamenti, …) che non ti piacciono. Nella terza colonna scrivi come invece vorresti essere (che poi è anche come vuoi che gli altri ti vedano d’ora in avanti). Nella colonna centrale appunta le azioni che farai per consentire a te stesso di mettere in atto la trasformazione. Porta il foglio sempre con te e rileggilo spesso durante la giornata, almeno fino a quando il nuovo atteggiamento ti verrà automatico.

 

4. Il perdono è la chiave

Se la pace della mente è l’unico obiettivo, il mezzo per raggiungerlo è necessariamente il perdono.
La nostra mente è divisa: da una parte l’ego, dall’altra la nostra vera natura.
Non lasciamo che sia l’ego ad essere regista della nostra vita: non sono gli altri a dover cambiare per permetterci di sperimentare la pace della mente!
Perdonare è lasciar andare rancori che fanno male a noi stessi, ancor prima che agli altri: non significa stare su un piedistallo e sopportare stoicamente ciò che non ci piace solo perché è moralmente giusto. Significa piuttosto correggere la falsa idea che l’altro ci ha fatto del male.
Una mente che non perdona è una mente destinata al tormento: ogni volta che consideriamo l’altro colpevole non facciamo altro che rafforzare il senso di colpa verso noi stessi.

Focalizza il pensiero su qualcuno (anche te stesso) che per qualche motivo ritieni o hai ritenuto colpevole. Prova a riconsiderare quanto vissuto con gli occhi del perdono e scegli di lasciar andare tutte le tue vecchie idee su te stesso e sull’altro. Ascolta le sensazioni che ne derivano e lascia che il tuo plesso solare si espanda sotto il loro influsso.

 

5. Rinuncio ai pensieri aggressivi

Essere sereni è come essere vegetariani: è questione di scelte.
Sono i nostri pensieri a costruire il mondo di cui abbiamo esperienza, quindi possiamo cambiarli.
I pensieri che ci portano ad attaccare gli altri non ci permettono di essere sereni: sono solo un banale modo per cercare una giustificazione alla nostra rabbia.
Pensiamo di essere aggressivi con gli altri ed invece lo siamo solo con noi stessi… a tal proposito ho in testa una massima che devo aver letto da qualche parte, ma di cui non ricordo l’autore: l’invidia è quel veleno che bevi sperando faccia male all’altro. Rende l’idea?

Se ti capita di avere pensieri aggressivi nei confronti di qualcuno, ricordati che in realtà stai attaccando te stesso. Quando sei tentato di ferirti con pensieri d’attacco quindi fermati un attimo a riflettere e con determinazione scegli di ricercare la pace e non il conflitto.

 

6. Oggi non giudicherò

Ti sei mai concesso la chance di passare un intero giorno concentrato sull’accettazione totale nei confronti di tutto ciò che accade?
Sembra un compito arduo ed invece si tratta semplicemente di avere buona volontà senza pretendere immediatamente la perfezione.
La nostra visione delle persone è frammentata: non le vediamo nella loro interezza, e spesso ricordiamo di loro solo gli aspetti negativi, in quanto siamo storicamente e socialmente predisposti a cercare colpe ovunque (la famosa critica costruttiva).
Quando impariamo a non giudicare gli altri e ad accettarli totalmente senza volerli cambiare, impariamo contemporaneamente ad accettare noi stessi.

Esercitati a non pensare (o almeno inizialmente a non esprimere) giudizi di condanna nei confronti di nessuna delle persone che incontrerai: quando sei tentato di farlo distrai la tua mente concentrandoti sui loro pregi piuttosto che sui loro difetti. Sembra difficile ma col tempo lo sarà sempre meno.

 

7. Questo istante è il solo tempo che c’è

Prendiamo i bambini, che fino ad una certa età non hanno un concetto lineare del tempo.
Per loro passato e futuro non esistono: esiste solo il presente, del quale si sentono parte integrante.
Crescendo siamo tutti portati ad assumere una visione adulta della cosa: crediamo che il passato continuerà a ripetersi nel presente e nel futuro senza possibilità di cambiamento. In pratica continuiamo a riciclare colpe e paure passate, rendendo difficoltosa la realizzazione di ciò che vogliamo: capire questo significa trovare una motivazione forte a sufficienza per poter cambiare le carte in tavola.
Se questo istante è il solo tempo che c’è perché non farlo diventare un’eternità? Il futuro diventa così un’estensione di un presente di pace mentale: un presente potenzialmente infinito.

Oggi scelgo di vivere senza fantasie sul passato o sul futuro: il passato è finito ed il futuro deve ancora essere. Mi ricorderò quindi di vivere ogni nuova situazione con gli occhi curiosi ed innocenti di un bambino, senza preconcetti dettati da esperienze pregresse.

Questo articolo, come il precedente sono una rielaborazione personale di Amare è lasciare andare la paura, un libro di Gerald Jampolsky.

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One Comment

  1. 9-11-2013

    Ringrazio per gli argomenti molto interessanti che avete trattato laura

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