L’accettazione come miglior medicina

Posted on 5 Apr 2012 in Vivere in armonia col mondo | 0 comments

Per alcune persone la vita è una continua guerra, e la quotidianità un campo di battaglia sul quale misurare la propria forza.
In questi scontri vince chi ha l’ultima parola, chi è capace di annientare l’altro riducendolo all’immobilità ed al silenzio.
Ho incontrato diverse persone di questa pasta durante il mio percorso, pur avendo un temperamento tutt’altro che litigioso.
Mi rendo conto ora, all’età di 34 anni, che per quasi due decenni ho vissuto sulla difensiva, schiena al muro: sempre con un entusiastico e positivo approccio alla vita, ma con l’impalpabile sensazione che qualcuno tramasse alle mie spalle.
Una vocina che mi sussurrava: “Attenta… che ti fregano ancora…”

Ma viene prima l’uovo o la gallina?
Quanto ho contribuito, per puro ed inconsapevole autolesionismo, a creare questa situazione intorno a me?
Ho’oponopono insegna questo: ognuno di noi è responsabile del proprio mondo. Ed in quanto responsabile ha poco da lamentarsi: è l’unico a poterlo modificare.

Gandhi, nella sua teoria della gestione dei conflitti, scrive una frase a proposito dell’accettazione e della volontà di cambiare certe situazioni… un apparente paradosso:

Signore, dammi la forza di cambiare le cose che posso cambiare; dammi la forza di accettare le cose che non posso cambiare; dammi la sapienza di distinguere le une dalle altre.

Mi chiedo se in tutti quegli anni io non sia forse stata un magnete per quella determinata tipologia di persone… possibile?
Che la mia pacata sopportazione delle angherie altrui fosse un vischiosissimo polline nel quale infarinarsi le zampe?
Eppure, col senno di poi, non ci vuole una laurea per capire che, se indossi armatura e scudo per proteggerti, prima o poi passerà qualcuno con la voglia di scaricare la propria spada su di te.

Ad un certo punto, poco meno di un annetto fa, è scattato qualcosa in me: come per magia ho iniziato a lasciar andare tutto.
Ho smesso di difendermi.
E pian piano le persone negative che mi gravitavano attorno si sono allontanate per la tangente, di propria iniziativa, ma non prima di aver perso il controllo ed avermi insultato per aver interrotto il gioco: insulti senza un filo logico, di una cattiveria gratuita e palesemente alimentata dall’invidia scatenata dal mio classico abito di non violenza, decorato da un nuovo e scintillante scialle di accettazione.

A loro è mancata la vittima che mostrava sofferenza e che, nonostante tutto, portava pazienza e tendeva sempre la mano: a loro è mancato il conflitto ed il senso di prevaricazione.

Ed io ringrazio queste persone, perché senza di loro mai avrei avuto modo di capirmi, e di convincermi del fatto che non esiste un motivo per cui si riceve del male gratuito.
E ringrazio il destino, che me le ha imposte e della cui presenza poi mi ha liberato, come benevolmente a dire che sto imparando la lezione.
E ringrazio il mio corpo, che con segnali psicosomatici che compaiono e scompaiono vuole guidarmi e darmi la misura di quanto è efficace la medicina che ho scelto per me stessa.

Adesso, quasi completamente asciutta e lontana da mari tossici, il grosso è fatto e devo solo perdonare me stessa per aver permesso tutto ciò.

Come se fosse semplice!

Che sia d’amore, d’amicizia, di parentela, che siate i boia o la vittima, se vivete una relazione tossica fermatevi e cercate dentro di voi gli strumenti per migliorare la situazione. Spogliatevi di tutte le armature e trovate il tempo per fare ammenda con voi stessi. Ammettere sinceramente nel vostro intimo le modalità con cui vi rapportate agli altri potrà solo fare bene al vostro corpo, alla vostra mente ed al vostro spirito.

Coniglietti suicidi

   

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