Mille motivi per non fare

Posted on 2 Ott 2012 in Rispettare mente e spirito | 2 comments

Sono infinite le ragioni per cui ognuno di noi dovrebbe smettere di fare cose che non ha alcuna voglia di fare.

La più banale che mi viene in mente riguarda il tono dell’umore: tutte le volte che mi sono ritrovata a fare qualcosa controvoglia… beh, ho esibito un pessimo umore e, nonostante il mio masochistico impegno, guarda caso la situazione non ha fatto altro che peggiorare.
Dalla padella alla brace.

E poi cosa dire del mio campo energetico?


Tutto è energia: non c’è distinzione tra materia ed energia,  ed  il confine tra il  mondo  fisico e quello dei nostri pensieri non solo si assottiglia, ma svanisce. (Albert Einstein)

Sicuramente invertito, come succede a chi cade in depressione: come inserire una batteria al contrario in una pianola elettrica e poi pretendere che suoni come ha sempre fatto.

Ma la ragione sulla quale oggi mi preme di più portare la vostra attenzione è la salute.

Da una decina di giorni ho ripreso in mano Pensare col corpo, di Jader Tolja e Francesca Speciani.
Lo si legge sempre volentieri: si tratta di un libro semplice e linguisticamente accessibile a tutti… un libro però illuminante come pochi.
Nei vari capitoli l’autore parla del rapporto tra il corpo e la mente, e lo esamina da tutti i punti di vista, facendo molti esempi su come stili di vita uguali comportino in diverse persone le stesse malattie.

Vi è mai capitato di non voler assolutamente fare qualcosa e tuttavia di costringervi o di essere costretti a farlo? Per esempio, dovete fare una certa telefonata che non avete voglia di fare. Inevitabilmente vi dimenticate di farla e, quando ci provate, trovate sempre occupato. Oppure dovete accompagnare vostra moglie dai suoceri e vi trovate bloccati nel traffico, così che l’unica possibilità è fare marcia indietro e tornare a casa. Ovviamente non è colpa vostra, ma la coda, e la linea occupata, vi consentono di fare esattamente ciò che volevate. Alle persone con questa strategia (di resistenza) succede facilmente qualcosa che impedisce di concludere ciò che hanno iniziato controvoglia: spesso si mettono in situazioni in cui vengono spinte o si sollecitano da sole a fare qualcosa, per poi fare esattamente l’opposto.

Interessante?

Quando si basa la propria strategia sulla resistenza, negli altri (e spesso in se stessi) si evoca una sensazione di impedimento, di frustrazione, di rallentamento dell’attività, un po’ come quando si cerca di spingere una macchina col freno a mano tirato. Anche il corpo è organizzato per resistere: gambe robuste, bacino largo, piedi callosi con spesso strato corneo, scheletro massiccio. […] E’ un genere di persona capace di grandi sacrifici, che spesso nella vita si accompagna a chi ha una strategia basata sul potere, anche se in modo ben diverso da chi è basato sul bisogno.

Il corpo di chi resiste risulta più pesante di come potrebbe essere, e lo stesso si può dire delle modalità d’azione, tendenzialmente prive di eccitazione, leggerezza e piacere, con conseguente rigidità di articolazioni, muscoli e dell’intero l’assetto dell’organismo.

Ci sono poi le persone con strategia basata sul distacco, che hanno bisogno di non entrate nella vita di relazione:

Per ottenere questo risultato l’individuo sviluppa una sorta di “appiattimento” fisico e tende ad accedere a stati più mentali che emotivi. In un corpo piatto non c’è spazio per le viscere e quindi per le sensazioni. […] Le malattie di chi basa la sua strategia sul distacco sono simili a quelle delle persone orientate al bisogno.

Ovvero sono facilmente tese, contratte ed “implose”: tutto il carico di frustrazioni le porta inoltre spesso a soffrire di gastrite ed ulcera.

Poi c’è chi passa la propria vita a sacrificarsi per gli altri: e facilmente avrà problemi di ritorno venoso (gonfiore agli arti inferiori, vene varicose, emorroidi e sanguinamenti importanti), perché non riesce a fare a meno di svenarsi, per tutti tranne che per se stesso.

Quale che sia la vostra strategia di vita, se vi amate e desiderate trovare ciò che davvero vi fa stare bene, la cosa più importante è che vi concediate il tempo necessario per conoscervi meglio: scoprite le cose che non vi vanno ed iniziate a migliorare il vostro rapporto con voi stessi. 
Tutto ciò che avete intorno si riorganizzerà automaticamente.

Si chiama effetto-domino, e non può che fare un gran bene: ne guadagnerete in serenità,  in salute ed anche nei rapporti con gli altri.

In definitiva… per imparare facilmente a vivere meglio varrebbe la pena di soffermarsi ad ascoltare un po’ di più la propria vocina interiore: quella che viene dal cuore, non dalla testa. Lei sì che non sbaglia mai!

   

2 Comments

  1. 3-10-2012

    Interessantissimo, Grazie Lory, mi viene voglia di leggere il libro di cui ho già sentito spesso parlare ma che non ho mai veramente letto. E' spunto di importanti riflessioni, punti di vista molto utili per tutti e soprattutto per chi lavora in ambiti del benessere come me. Quando frequentavo i corsi di shiatsu e di medicina cinese gli insegnati ne consigliavano la lettura. Quando, in alcuni momenti di lucidità' o meditazione, usciamo dal nostro guscio e apriamo gli occhi al macrocosmo in cui viviamo, tutto si dispiega, tanti veli si assottigliano per un attimo e tanta della realtà in cui crediamo ci appare un po' diversa, più bella e accettabile. Un abbraccio dal cuore, Manu!

    • 4-10-2012

      <3

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