Malattia linguaggio dell’anima

Scritto il 1 Ott 2013 a Rispettare mente e spirito | 3 commenti

Negli ultimi mesi ho fatto la scorta di manuali di materia medica alternativa. Sono tutti libri che soddisfano la mia assoluta fedeltà ad un assunto di base, un credo che ho sposato totalmente e che sento andrò predicando fino alla morte:

Ogni disagio fisico, ogni malattia, ogni problema che ha a che fare col corpo, altro non è che la manifestazione psicosomatica di una convinzione limitante, di una sofferenza emotiva, di un trauma psicologico.

In quanto sostenitrice della psicologia energetica inoltre avrei potuto scrivere:

Ogni disagio fisico, ogni malattia, ogni convinzione limitante, ogni trauma psicologico, altro non è che la manifestazione psicosomatica di uno squilibrio nel campo energetico del corpo. Risolvi lo squilibrio e risolverai il disagio.

 

Quello in cui credo insomma, che poi è quello di cui faccio esperienza ogni giorno, è che la nostra sfera fisica sia fortemente connessa con la sfera psichica e con quella energetica.
Insieme, le tre cose, sono un tutt’uno.

Che un po’ è come dire che la terra è influenzata dal sole, dalla luna e da sette pianeti.

… la scoperta dell’acqua calda? Non proprio.
Tragicamente c’è chi ancora non l’ha capito, o meglio, non lo vuole capire.
A partire dal mio medico di base che dovrebbe essere messaggero di salute ed invece in ambulatorio, tra un paziente ed un altro, si fuma una sigaretta per ridurre lo stress.

Della serie… La mancanza di coerenza è una brutta bestia, decisamente al pari della pigrizia. Quella pigrizia che ti fa delegare il rilassamento ad una sigaretta. E la salute ad una pastiglia.

 

Il primo libro che ho letto è stato Reinventa la tua vita, degli psichiatri statunitensi Young e Klosko.
Citato dal Professor Manara durante un convegno riguardante l’educazione dei figli, si tratta di un manuale estremamente pratico, scritto in maniera semplice e comunque autorevole, utilizzato anche a livello accademico.

La terapia cognitiva di Young e Klosko è tanto semplice negli assunti quanto innovativa negli approcci terapeutici: partendo dal presupposto che ogni problema psicologico umano deriva dall’educazione ricevuta durante l’infanzia, essi individuano 11 “trappole”, ovvero gli 11 modi possibili in cui le persone nuocciono a sé stesse (Abbandono, Sfiducia ed Abuso, Deprivazione emotiva, Esclusione sociale, Dipendenza, Vulnerabilità, Inadeguatezza, Fallimento, Sottomissione, Standard severi, Pretese).

Nel libro descrivono le trappole (con numerosi esempi concreti), forniscono questionari diagnostici, danno suggerimenti di grande efficacia per realizzare cambiamenti significativi e durevoli.

Ecco un esempio:

Jed, 39 anni, è un operatore di borsa di successo. Nelle relazioni sentimentali, tuttavia, sente di non riuscire a stabilire un vero rapporto con nessuna delle donne che si innamorano di lui. Jed è imprigionato nella trappola della deprivazione emotiva.

 

Jed passa da un’amante all’altra sostenendo che nessuna delle donne che conosce riesce a soddisfarlo: tutte finiscono per deluderlo. Il massimo grado di profondità che Jed riesce a raggiungere nelle sue relazioni e l’infatuazione per le donne che lo eccitano sessualmente; il problema è che queste relazioni non durano mai.
Jed non riesce stabilire alcun vero rapporto con le donne: le conquista e stop. Il momento in cui perde interesse coincide proprio con la sua “vittoria”: la donna ha incominciato di innamorarsi di lui.

 

“Non sopporto una donna quando diventa appiccicosa. Quando comincia starmi sempre appresso, soprattutto in pubblico, l’unica cosa che vorrei è fuggire.”

 

Jed è alle prese con la solitudine. Si sente svuotato e annoiato ed è smaniosamente alla ricerca della donna che possa colmare il suo vuoto interiore. Ma Jed è convinto che non riuscirà mai a trovare la donna giusta; sente di essere sempre stato solo e che lo rimarrà per il resto della sua vita.
Da bambino Jed aveva provato lo stesso struggente senso di solitudine. Non ha mai conosciuto il padre, e la madre era fredda e indifferente nei suoi confronti. Nessuno dei genitori ha soddisfatto i suoi bisogni emotivi. Jed è cresciuto senza amore e anche da adulto continua a ricreare questa condizione di distacco.

 

Il secondo libro di cui voglio parlare oggi è Malattia e Destino, di Dethlefsen e Dahlke, psicologi e psicoterapeuti tedeschi. Si tratta di un libro provocatorio, nel quale gli autori si chiedono che significato hanno le malattie nella nostra vita.

La loro risposta è la seguente:

Non esistono tante malattie curabili, ma soltanto una malattia che fa parte della condizione patologica dell’uomo e si manifesta in molteplici forme. Questa malattia accompagna l’uomo per tutta la vita e sfocia infine nella morte.
Essa fa parte della vita come l’aria fa parte del respiro, e indica che l’uomo vive in un campo di tensioni i cui sintomi non possono essere eliminati, oppure possono esserlo solo a livello superficiale e transitorio con medicine ed operazioni.
Quelle che noi chiamiamo malattie sono soltanto sintomi, messaggi che provengono dalla psiche, segni che dobbiamo imparare ad interpretare.

In sostanza, le malattie nella vita verrebbero, come le luci sulla pista d’atterraggio di un aereo, per indicarci il punto esatto in cui ci troviamo e per darci dei suggerimenti sulla direzione da prendere.

Credo non venga naturale condividere questo approccio senza sentirsi prima vicini ad una spiritualità di stampo orientale: l’anima che, prima di nascere, si sceglie i genitori che le consentiranno di imparare nella vita le lezioni che ancora le mancano per raggiungere, dopo parecchie vite, l’illuminazione.

Le malattie, e la vita stessa, acquistano ora un senso: un senso che va ben oltre l’apparenza, ben oltre il sintomo, ben oltre il momentaneo disagio.

Con in mano entrambi i precedenti libri mi sono più volte chiesta: “Trappole, malattie, destino… sia mai che le malattie ereditarie ce le portiamo dietro perché sono trappole e lezioni di vita che i nostri genitori non hanno superato?!”

 

Il terzo, il quarto ed il quinto (ed ultimo) libro sono di Dahlke: Malattia come simbolo, Malattia linguaggio dell’anima e Malattia linguaggio dell’anima nel bambino.

Sono veri e propri manuali di autoguarigione: le malattie spiegate dal punto di vista psicosomatico, per un approccio più adatto alla nostra natura.
Per capire che conviene star bene nel lungo periodo (quindi al bando i farmaci) che nel breve periodo (massì, è solo una pastiglia).

Per aiutare i propri figli ad affrontare la malattia con le proprie difese, pena il mancato sviluppo di un adulto psicologicamente sano.
Esatto: il mancato sviluppo di una personalità adulta, perché anche solo abbassare sistematicamente la febbre ad un bambino significa non metterlo in condizione di testare i propri limiti, di procedere nel  proprio personale cammino di maturazione.

Ogni grado di febbre raddoppia le prestazioni del sistema immunitario; ogni nuova febbre lo allena per gli impegni successivi. In questo modo l’attiva capacità del corpo contro gli aggressori diventa una scuola importante per lo sviluppo di una personalità autonoma e capace.
[…] Espressioni come “un’attesa febbrile” per qualcosa indicano molto chiaramente la pratica aggressiva della febbre e la generale mobilitazione del corpo nei preparativi a una grande resistenza.

Nella pratica clinica s’incontrano frequentemente bambini che si ammalano, ad esempio, a Natale o il giorno del compleanno: la gioia della festa, il desiderio di invitare amici e di festeggiare sono così enormi da farli ardere, letteralmente, per l’evento con attesa febbrile. Poiché, però, non possono dare adeguata espressione a tale gioia, il tema sprofonda sul piano fisico, sul palcoscenico del corpo, dove va in scena sotto forma di febbre.

Altri esempi di psicosomatizzazione? Te li butto lì… per ogni singola sconvolgente spiegazione leggi uno dei tre libri!

Mal di testa = “Quel che maggiormente importa, fa male”

Emicrania = “Devo essere perfetto”

Congiuntivite = “Non voglio più aprire gli occhi!”

Otite = “Non voglio dare ascolto!”

Mal di gola = “Ho inghiottito abbastanza”

Raffreddore = “Non ne posso più”

Sinusite = “Non ne posso veramente più!”

Tosse e bronchite = “Vi tossisco addosso!” – “Vi sputo addosso!”

Stitichezza = “Non ti do più niente!”

Funghi = “Chi abita su di me?”

Dermatite atopica e crosta lattea = “Mi prude la pelle” – “Bramo per agire”

E via dicendo con patologie anche molto più gravi…

La combinazione di questa consapevolezza + la pratica di EFT porta a risultati sorprendenti.
Ma… ssssh: non dirlo in giro!
Non sia mai che iniziamo tutti a stare bene!
Senza qualcosa di cui lamentarsi poi che senso avrebbe stare al mondo??

I libri di cui ho parlato in alcuni negozi vengono catalogati sotto il termine “Esoterismo”. Così, come a voler dare una sfumatura di stravaganza, un sottinteso “Non credeteci”. Come se a volere il nostro bene fossero i multimilionari delle case farmaceutiche.

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3 commenti

  1. 3-10-2013

    Bellissimo articolo. e studiando qua e la'da tempo la psicosomatica. QUoto tutto. (anche sulla mia pelle) 😉

  2. 7-11-2015

    Finalmente un articolo-verità che parla della relazione fra l’Anima e le malattie del corpo come segnali e mette in risalto vere terapie peccato manchino quelle antropologiche che si avvalgono dell’aiuto del “corpo astrale”. Complimenti!

    • 9-11-2015

      Grazie Mariarita! In realtà Dahlke si avvicina molto alla medicina antroposofica, come concetto originario di guarigione intendo. La mia esperienza con la medicina antroposofica è comunque alle prime armi, chissà che non ne parli magari in futuro 🙂

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