La mia gravidanza con toxoplasmosi

Scritto il 10 Nov 2015 a Avere cura del corpo | 0 commenti

Sono una persona incline alla rigidità, che ogni giorno faticosamente impiega grandi energie nel consapevole tentativo di smussare qualche granitico spigolo di troppo.

Parlo soprattutto di abitudini… ma essendo le abitudini diretta conseguenza delle convinzioni, è ovvio che anche di forma mentis si tratta. Posso parzialmente discolparmi grazie alla consapevolezza di non essere una che persevera: l’esperienza insegna che picchiare la testa contro il muro non è piacevole… e fortunatamente sono spesso un’allieva diligente.

Inoltre, sono una persona che crede nel destino.
Secondo me nulla accade per caso: sono proprio convinta del fatto che la vita puntualmente ci mette di fronte a sfide studiate a tavolino solo per noi; sfide che, se affrontate nel modo corretto, inducono ad evolvere spiritualmente.
Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ed a chi non vuole sentire la vita continua a riproporre la stessa sinfonia. La sentiamo, ma decidere di ascoltarla è tutto un’altro paio di maniche.

Poco più di 18 mesi fa un pensiero mi ossessionava a tal punto da diventare una convinzione radicata.
Ma che dico radicata: di una pasta talmente solida che nemmeno il diamante nella scala Mohs.

Il mantra era: i farmaci sono veleni e mai più ne entrerà uno in casa mia.

Ero fermamente convinta: anche di fronte ad una malattia grave, pensavo, si può sempre scegliere di accettare il proprio destino, che tanto prima o poi tutti ce ne andiamo.
Del resto avevo già vinto una battaglia, scegliendo di non assumere Eutirox per problemi legati alla tiroide.

Pensavo… ma non avevo fatto i conti con l’oste.

Al secondo mese di una gravidanza attesa da anni gli esami del sangue hanno prima sentenziato e poi confermato “toxoplasmosi in epoca periconcezionale”: è stata una sberla a cui non eravamo preparati.

E quando mai si è preparati alle sberle della vita?!

Non ci potevamo credere: in 36 anni sono sempre stata esposta al rischio di contrarre la toxoplasmosi… me la vado a beccare proprio la settimana prima di fare il test di gravidanza?!
Terapia prescritta dal Centro Infettivi degli Spedali Civili: una pastiglia di Spiramicina ogni 8 ore fino al travaglio.
8 mesi non stop di antibiotico: non potevamo immaginare condanna peggiore!

Fin da subito ho avuto la lucidità del perché tutto questo: la mia rigidità mentale sull’argomento si poteva smussare solo in questo modo… facendone esperienza.

Nonostante questa consapevolezza non sono riuscita subito ad arrendermi, ad accettare.
Nella ricerca ho avuto il sostegno della famiglia: abbiamo consultato diversi specialisti, cercato rimedi alternativi, scartabellato tesine su tesine, in lingua originale e oltretutto di difficile comprensione perché destinate agli addetti ai lavori.
Sono riuscita a scovare alcuni studi statunitensi che sostengono che la spiramicina in realtà non serve a nulla, che non ci sono prove che assumerla abbassi il rischio di danni al nascituro.
In rete ho anche letto la testimonianza di una mamma che si è rifiutata di assumere spiramicina ed ha partorito una bambina sana, senza nemmeno toxoplasmosi congenita.

Wow! Era proprio quello che stavo cercando. La mia sete a questo punto era placata: così come avevo fatto a meno dell’eutirox, allo stesso modo potevo fare a meno dell’antibiotico.

A bocce ferme ora mi restava solo l’ultimo confronto, quello con me stessa.
Mi sono chiesta: sono in grado di assumermi la responsabilità di un epilogo infausto? Saprò accettare le conseguenze nel caso il mio rifiuto ad impasticcarmi porti effettivamente problemi di salute – problemi gravi, irreversibili! – al bimbo?

Decisamente no.

E mi sono finalmente arresa. Ho accettato.
Ma ho anche invidiato quella mamma, così incoscientemente sicura di sé.
L’ho invidiata perché tutte le mie convinzioni sul destino e sul fatto che la vita ce la scegliamo prima di nascere non sono bastate: non me la sono sentita di rischiare e di condizionare la vita ad un bimbo che aveva scelto di proseguire la sua crescita nel mio grembo.
O forse egoisticamente non me la sono sentita perché gestire un bambino non perfettamente sano è difficile, veramente difficile.

Solo adesso, a distanza di tempo e dopo svariati esami che certificano che mio figlio non è stato nemmeno sfiorato dalla toxo, posso saccentemente affermare che sì, credo che sarebbe sano comunque, anche se mi fossi opposta alla terapia antibiotica.

Perché se una malattia precoce fosse stata nel suo destino, in qualche modo le cose sarebbero andate diversamente.

Forse.

Atomo sperduto nell’infinità dell’universo, sperduto addirittura nei confronti di ciò che è infinitamente piccolo, l’uomo non può che sperimentare lo sgomento: poiché non può trovare risposte né nella ragione né nell’indagine scientifica, gli resta solo la fede, la “via del cuore”. A scriverlo è Blaise Pascal, nel saggio “Pensieri”.

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